Fine

Quando lo scorso agosto sono tornato definitivamente in Italia, mi sono tagliato la barba. E’ stato un modo per ricordarmi che una fase della mia vita si era chiusa una volta per tutte. Poi mi sono stabilito in una nuova città, ho iniziato un nuovo lavoro e cambiato ancora una volta la mia routine quotidiana. Malgrado sia economicamente più povero ed emotivamente ancora un po’ scosso, sto iniziando a riconoscermi. Sono tornato a casa. Il processo di guarigione è iniziato.

Col nuovo anno, mi sono reso conto che è ora di chiudere anche questo blog. Tutte le ragioni che mi hanno fatto iniziare a scrivere, del resto, sono venute meno. Non vivo più a Manchester. Ho fatto sufficiente pratica di mindfulness. Non sento più la necessità di provare qualcosa a qualcuno. Insomma, tutto è cambiato, ed è un sollievo.

Non che non sia grato. Sketchword mi ha insegnato a scrivere poesia di qualche sorta in due lingue e a farmi capire nel processo.  Sono diventato più consapevole del mio paesaggio emotivo e penso di sapere come incontrare l’altro su questo piano. I sentimenti, se descritti con onestà, costituiscono un linguaggio universale.

Tutto questo mi mancherà. Ma con gli anni mi sono accorto che la medaglia ha un rovescio oscuro. Quando si indugia troppo nell’autoanalisi, si rischia di rimanere invischiati in emozioni tossiche – e anche se la tristezza va molto di moda di questi tempi, non credo che valga tutto il dolore che può provocare. I buddisti dicono che siamo tutti innamorati delle nostre miserie: personalmente, non ho bisogno di ulteriori incoraggiamenti poetici.

E’ dunque tempo di andare. Grazie, caro lettore, per essermi stato compagno in questo viaggio. Che il tuo cammino sia buono, e la tua meta felice.

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The end

Last August, when I came back to Italy for good, I shaved my beard off. It was a sort of permanent note to myself, to remind me that a chapter of my life was definitively over. Then I settled down in a new town, started a new job, and changed my daily routine once again. Although financially poorer and emotionally  still a bit shaky, I’m starting to recognise myself. I’m back home. The healing process has begun.

With the new year, I came to realise that this blog has to go too. All the reasons that made me start writing have come to an end. I don’t live in Manchester anymore. I don’t need any further practice in mindfulness. I don’t feel the need of proving anything to anybody. Everything has changed, and this is a relief.

Not that I’m ungrateful. Sketchword has taught me to write some sort of poetry in two languages, and to be more or less understood in the process. I am now more conscious of my emotional landscape, and confident in my ability of reaching out the others. Feelings, if described with honesty, are an universal language.

I’m going to miss all this. But there’s another, darker side of the coin I have become all too well acquainted with these years. When one indulges too much in the analysis of the inner self, he or she runs the risk of becoming entangled with toxic emotions – a seller, these days, but in my opinion never worth the pain it causes. Buddhists say that we all fall in love with our miseries: personally, I don’t need any further poetic encouragement.

So it’s time to let everything go. Thank you, dear reader, for your companionship in this journey. Fare thee well, and good luck.

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My home

La mia casa è luce
Bianca di primavera
E contempla l’azzurro
Infinito del mare

La mia casa respira
Di brezze tra le tende
E profuma di caffè
Appena macinato

La mia casa ride
Amica in ogni lingua
Ed è ricca di strumenti
Che chiunque può suonare

La mia casa si affaccia
Sul golfo di Napoli
E brilla nella notte
Incantata di Didsbury

La mia casa non esiste
O forse è sempre stata
M’accompagna da qualche parte
Nascosta dentro me

My home is bright
Spring light
And gazes at the blue
Of the infinite sea

My home breaths breezes
Between its curtains
And smells of coffee
Freshly ground

My home friendly laughs
In every language
And is rich of instruments
That anybody can play

My home looks
Onto Naples’ bay
And shines in Didsbury’s
Enchanted night

My home doesn’t exist
Or perhaps has always been
It follows me somewhere
Hidden inside me

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Oh oh oh

Oh oh oh

La barba è finta
E finta la casacca
Il rosso il bianco
Stanca filastrocca

Oh oh oh

Vetrine consumi
Spot commerciale
Pandori panettoni
E’ questo il Natale?

Oh oh oh

Auguri alla famiglia
E’ festa, perché?
D’angelo la musica
Non risuona per me

Oh oh oh

Avete fatto i bravi?
Ce l’avete le letterine?
E’ il mio lavoro, venite
Bambini e bambine

Oh oh oh

Occhi emozionati
Tu ancora ci credi
Trattieni il respiro
Di più non chiedi

Oh oh oh

Il sarcasmo tace
L’obiezione muore
Il mio cuore canta
Davanti al tuo stupore

Oh oh oh

Se davvero lo vedi
Ci crederò anch’io
Aspetteremo insieme
Quel bimbo che è Dio

Oh oh oh

The beard is fake
Fake is the coat
The red the white
Another nursery rhyme

Oh oh oh

Shop windows
Tired commercials
Mince pies, puddings
Is this Christmas?

Oh oh oh

Season’s greetings
It’s holidays, why?
This angel’s music
Doesn’t play for me

Oh oh oh

Have you been good?
Did you write the letter?
It’s my job, come
Boys and little girls

Oh oh oh

Your eyes are moved
You still believe
You hold your breath
You don’t ask for more

Oh oh oh

Sarcasm falls silent
Objection dies down
My heart is singing
This amazement of yours

Oh oh oh

If you really see it
I’ll believe it too
We’ll wait together
That baby who is God

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Then you got it (musical)

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Ballata

Solo

Te ne stai guerriero
Di battaglie perdute
Destini sbagliati
Traditi strappati

La spada che trema
La corazza malconcia
La mano ormai stanca
E l’abisso si squarcia

Il cuore che batte
Vorresti fuggire
Ancora una volta
Al giorno morire

Eppure rimani
Sulla soglia a vegliare
La bocca una smorfia
Provando a guardare

Le tenebre informi
Grottesche tremende
Diabolici stormi
E il cuore s’offende

Eppure rimani
Sulla soglia a pregare
La spada che trema
Non rinuncia a lottare

Il dolore trafigge
Annaspi vacilli
Mantieni la presa
Di sangue zampilli

Eppure rimani
Sulla soglia a sfidare
Il passato oscuro
Che devi affrontare

Sperando nell’alba
Fidando nel sole
Nel giorno che nasce
Nel Dio che non muore

Trafitto sconfitto
Nel buio periglio
Ancora ti chiama
Alla gloria del Figlio

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Leopardi: Quella dolce malinconia che partorisce le belle cose

So ben io qual è, e l’ho provata, ma ora non la provo più, quella dolce malinconia che partorisce le belle cose, più dolce dell’allegria, la quale, se m’è permesso di dir cosi’,è come il crepuscolo, dove questa è notte fittissima e orribile, e’ veleno (…) che distrugge le forze del corpo e dello spirto. Ora come andarne libero non facendo altro che pensare e vivendo di pensieri senza una distrazione al mondo? e come che cessi l’effetto se dura la causa?

Giacomo Leopardi, 30 aprile 1817

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