Uscendo da Santa Maria dei Servi, Siena

Incombono
Nubi immense
Sulla piccola città

Rekorekoreko
Di cicale nel vento,
Presagio dissonante
Dell’ultimo giudizio

Quattro raggi
Squarciano la paura

Suonano già
Campane a festa

Loom
Immense clouds
Over the town

Rekorekoreko
Of cicadas in the wind,
Discordant sign
Of the last judgment

Four rays
Pierce the fear

Bells are already
Pealing out

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A guy on a wheelchair

In a garden
A beautiful garden
Full of trees and light and joy
I saw a guy
On a wheelchair

His body was gnawed
Like a old trunk
Arms like sticks
The head bowed on a shoulder
He kept on frowning
With his mouth open

And he screamed from time to time
Sounds
Without words without meaning

Nothing of him
Made sense
He couldn’t walk
He couldn’t speak
Probably he couldn’t even take a shit
All by himself

He was utterly
Dependent
From the man who pulled the chair

You know
These things fucking scare me
The lack of meaning terrorises me
I become restless
I wanna run away, better still
I wanna hide such people away

And then this guy
He was young, you know?
Younger than me
So this guy was pulled along the corridor
Between chairs and people
Everybody was singing
At that moment
And another guy, a priest
Gave him bread
Or at least, it looked like bread
Nothing spectacular
It happens all the time
At mass

And while he was being pulled back
To his place in a corner
He looked up, into the sky
It was sunny that day
Light was pouring all around
He opened his eyes wide
And he smiled
He was happy
Way happier than I felt

What did he see?
Completely defenceless
He was happy
And he wasn’t wearing anything cool
He wasn’t playing trendy
He couldn’t boast about his car, his career
He didn’t do anything to deserve it
In fact
He couldn’t do anything at all

But
To accept
Willingly
The bread the light the garden the joy
That were offered to him

I wish
I could be a bit
Just a little bit
Like that guy
On a wheelchair

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Storie abbandonate

Tu vedi una casa abbandonata
Alla muffa e ai fantasmi
Dove rieccheggiano silenzi
Tristi e minacciosi

Io vedo storie dimenticate
Da uomini distratti
Dove dormono ricordi
Sotto la polvere degli anni

E’ bello rimettere i cocci
Insieme e senza fretta
Ritrovare
La loro anima perduta

E’ bello cancellare ferite
D’intonaci crepati
Con mani di vernice
Colorata di primavera

E’ bello recuperare
Vecchie assi sconnesse
Sentirle profumare
Piallando d’antico

E riportare oggetti
Rotti in vita
Ridonare loro
Impensate esistenze

Molto piu’ bello che
Buttare quel che e’ stato
Via

Vero?
Lo facciamo insieme?

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Briciole

E poi ti ritrovi cosi’
Al mattino
Freddo luce grigio
Briciole
Seduto al tavolo
Lacrime

Si e’ mosso
Blocco calcinato
Sul petto

Commosso

Un po’ di piu’
Un po’ di piu’
Ancora un po’
Di piu’

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The water. It falls

The water
It falls
The foam
It flows
Slowly down
White splashes
Black rocks
Between peaks
A rainbow glows
The voice
It roars
A deep cry
And I
Am nothing, I
Am just
A sparkle
Of longing, I
Almost faded away
In the cold wet
Of an empty day
But I
Am made, I
Am desired, I
Am spared
Dreamt
Loved
Now I know it
The water
It still falls
And it’s something
Magnificent
L’acqua
Casca
La schiuma
Scorre
Lenta giù
Rocce nere
Bianchi schizzi
Tra picchi
Brilla l’arcobaleno
La voce
Rugge
Un profondo grido
E io
Sono nulla, io
Sono solo
Scintilla
Di desiderio, io
Quasi mi spensi
Nel vuoto
Di un giorno lontano
Ma io
Sono creato, io
Sono desiderato, io
Sono risparmiato
Sognato
Amato
Ora lo so
L’acqua
Ancora casca
Ed è qualcosa
Di magnifico
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Don’t forget

Don’t forget
Laughter and smiles
Don’t forget
A pint on the canal
Don’t forget
Dancing in the street
Don’t forget
Howayadoinmate?
Don’t forget
Quirky coolness
Don’t forget
Welcoming stares
Don’t forget
The insane curiosity
Don’t forget
A refurnished past
Don’t forget
The sweat the music
Don’t forget
The moments of sun
Don’t forget
What makes you
Manchester
Don’t forget

I won’t forget

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Fine

Quando lo scorso agosto sono tornato definitivamente in Italia, mi sono tagliato la barba. E’ stato un modo per ricordarmi che una fase della mia vita si era chiusa una volta per tutte. Poi mi sono stabilito in una nuova città, ho iniziato un nuovo lavoro e cambiato ancora una volta la mia routine quotidiana. Malgrado sia economicamente più povero ed emotivamente ancora un po’ scosso, sto iniziando a riconoscermi. Sono tornato a casa. Il processo di guarigione è iniziato.

Col nuovo anno, mi sono reso conto che è ora di chiudere anche questo blog. Tutte le ragioni che mi hanno fatto iniziare a scrivere, del resto, sono venute meno. Non vivo più a Manchester. Ho fatto sufficiente pratica di mindfulness. Non sento più la necessità di provare qualcosa a qualcuno. Insomma, tutto è cambiato, ed è un sollievo.

Non che non sia grato. Sketchword mi ha insegnato a scrivere poesia di qualche sorta in due lingue e a farmi capire nel processo.  Sono diventato più consapevole del mio paesaggio emotivo e penso di sapere come incontrare l’altro su questo piano. I sentimenti, se descritti con onestà, costituiscono un linguaggio universale.

Tutto questo mi mancherà. Ma con gli anni mi sono accorto che la medaglia ha un rovescio oscuro. Quando si indugia troppo nell’autoanalisi, si rischia di rimanere invischiati in emozioni tossiche – e anche se la tristezza va molto di moda di questi tempi, non credo che valga tutto il dolore che può provocare. I buddisti dicono che siamo tutti innamorati delle nostre miserie: personalmente, non ho bisogno di ulteriori incoraggiamenti poetici.

E’ dunque tempo di andare. Grazie, caro lettore, per essermi stato compagno in questo viaggio. Che il tuo cammino sia buono, e la tua meta felice.

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